Le possibilità del teatro

Intervista a Michele Luchetti, insegnante di teatro | 23 Marzo 2021

Cosa significa il teatro per te?

Il teatro è un rifugio, una strada e una forma di relazione.
Come dice Eugenio Barba, uno dei grandi pedagoghi e registi teatrali dell’ultimo secolo, il teatro è un rifugio per persone ferite, le quali trovano nel teatro un modo per prendersi cura di queste ferite.
È una strada, perché è un percorso di ricerca che consente all’attore di dare una forma concreta ai propri bisogni profondi. Infine, è relazione perché il teatro è fatto da persone che si ritrovano per lavorare insieme.

Perchè ci si avvicina al teatro?

Solitamente ci si avvicina al teatro per un bisogno personale, perché si sta cercando qualcosa. Questo “qualcosa” può però essere diverso per ognuno: si può cercare un percorso dentro di sé, un riconoscimento da parte di qualcuno, un mondo per esporsi al mondo, e così via.

Esistono diversi modi di fare teatro?

Ci sono infiniti modi di fare teatro, la cosa importante è riuscire a farlo bene! E per riuscire a farlo bene, l’obiettivo più importante per l’attore è riunificare tre elementi che quasi sempre non riusciamo a tenere insieme armoniosamente nella vita di tutti i giorni. Questi elementi sono il corpo (inclusa la nostra voce), le emozioni e pensiero. Nel teatro questi tre componenti devono essere intrecciati e organici, e personalmente trovo molto interessante andare ricercare l’origine corporea delle emozioni e di alcuni pensieri.

È possibile fare teatro anche senza il teatro?

Il regista Peter Brook parlava del teatro come di uno “Spazio vuoto”: quando qualcuno entra in una stanza vuota e qualcun altro lo guarda entrare, abbiamo già una forma di teatro. Una tradizione alla quale mi ispiro è quella del teatro sociale e del terzo teatro, che esce dagli spazi dedicati specificamente al teatro per andare nei luoghi della vita.

Quali competenze si sviluppano con il teatro?

L’aspirante attore o attrice deve allenare, tra le molte qualità, la sua capacità di connessione con le proprie emozioni, il controllo e la disciplina del corpo e delle sue reazioni, e l’immaginazione. Queste caratteristiche, da un lato, sviluppano le capacità espressivo-comunicative e, dall’altro, portano a una grande apertura verso l’altro e a una capacità intuitiva di creare collegamenti creativi.

Il teatro nella formazione di un insegnante?

Il teatro ha molto a che vedere con la vita: quando iniziamo a impersonare un personaggio dobbiamo essere degli attenti osservatori della vita per non cadere in clichés banali che non verranno creduti dallo spettatore. Bisogna allenare la capacità di penetrazione nella natura umana e di osservazione, capacità importantissima per l’arte dell’attore ma che poi diventa materiale per vivere, per essere dei buoni esseri umani.

Nella tua esperienza che cosa può seminare il teatro?

Il più grande seme è quello di farci desiderare di essere degli esseri umani migliori: trovare un modo di collaborare e di esserci per l’altro, anche in scena, ci farà capire che, anche nella vita, essere generosi può portare risultati migliori che il suo contrario.

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