Compiti sì o no?

di Giorgia Monti

Prima di tutto ne farei una questione di linguaggio: un “compito” [ s. m., dal lat. tardo compŭtus: v. computo] viene definito come una parte di lavoro che si assegna ad altri, che qualcuno prefigge a sé stesso di fare o come ciò che spetta di fare in relazione al proprio ufficio.

Il compito sembra portare con sé l’idea di qualcosa di esterno da noi, dato da qualcun altro, che alla fine si trasforma in una imposizione. Se chiudo gli occhi per un attimo e penso ai momenti in cui ho imparato di più, sicuramente non ripenso a qualcosa di “obbligatorio”. Eppure, a mio parere, quello dei compiti a casa è un tema tanto controverso quanto interessante da trattare insieme.

Allenare il senso del dovere

In quello che finisce poi per essere un sottile processo di screditamento dell’Istituzione scuola, trovano posto anche frasi come “Vanno fatti, punto!”, “Altrimenti prendi la nota”. Tutto vero, di certo, ma sicuramente poco utile per attivare la motivazione all’esercizio. Proprio come quando si decide di fare un allenamento quotidiano o plurisettimanale in palestra, anche la nostra mente può avere bisogno di una attivazione frequente. Allo stesso modo, è importante costruire insieme al bambino il senso della fatica e della responsabilità, facendoli emergere, piuttosto che considerarli un assioma.

Trovare un aggancio con il reale

Un compito che non è percepito come ripetitivo e senza senso, ma che invece ci coinvolga e sia personale, ci porta a tollerare la fatica, lasciando spazio creatività e espressione. Vedo sempre più insegnanti con questa sensibilità, eppure se dovesse mancare questa attenzione, possiamo essere noi tutor o genitori a creare e attivare dei collegamenti con il reale.

Alcuni consigli per i compiti delle vacanze

Se siete accanto a bimbi della primaria, in particolare dalla terza, ecco alcuni consigli per avviare i bimbi all’autonomia.

  • Organizzate i compiti insieme in modo da avere un numero prestabilito di pagine da fare ciascun giorno (es: 4 al giorno). Dalla terza primaria, lasciate ai bimbi la possibilità di scegliere quali pagine fare: sceglierà tutte quelle semplici per prime? Poco male, si troverà a fare fatica tutta insieme! Può essere utile anche fare un planning, oppure fissarsi degli obiettivi settimanali, piuttosto che giornalieri.
  • Tempo e spazio definiti: stabilite un momento e un luogo in cui fare i compiti delle vacanze. Si possono ipotizzare delle pause, se non sono troppo distraenti: ciascun bimbo è diverso.
  • Non correggete i compiti, a meno che non sia il bambino a richiedere il vostro aiuto/supporto. Sarà utile, invece, dare una occhiata sommaria per verificare che non ci siano intere aree che non sono state comprese e interiorizzate. Nel caso, si potrà riguardare quelle pagine/temi insieme.
  • Usa l’errore come spunto o, invece di proporre la soluzione, chiedigli o chiedile “Controlla bene, prova a rileggere”. Senso di colpa, rabbia, frustrazione e scoramento non diminuiranno il numero di errori del bambino né tantomeno lo motiveranno di più.
  • Costruite insieme il senso di “esercitarsi quotidianamente”, così come quando si allena il corpo in palestra o la mente con altri training, è utile che il bambino dia valore all’esercizio.

Sono solo consigli, anche noi concediamoci di essere umani!

E, allora, buone vacanze!